     p 356 .
     
Paragrafo 2 . La conoscenza.

     
Introduzione.

Kant  ha  cos ridisegnato lo scenario in cui opera la ragione:  ci
sono  un  oggetto e un soggetto reciprocamente autonomi e al  tempo
stesso  necessari l'uno all'altro, ma il soggetto, che - in  quanto
trascendentale  -  non pu prescindere dall'oggetto,  determina  il
contenuto di quest'ultimo.
     In altre parole, la mente dell'uomo agisce solo in presenza di
un  oggetto da conoscere (fenomeno): ma, nell'atto conoscitivo,  il
contenuto di quell'oggetto non dipende da ci che esso  in s,  ma
da  ci  che  di  esso percepisce il soggetto. Per fare  ancora  un
esempio  con  un  solido geometrico, se poniamo  su  un  tavolo  un
cilindro    molto probabile che un osservatore, da una determinata
posizione,  veda  un  rettangolo e quindi affermi  che  tale    il
contenuto della sua percezione e della sua conoscenza. E' questo il
senso in cui il soggetto determina l'oggetto.
     Ecco  che  -  come  abbiamo gi accennato -  la  ragione  deve
operare  un  esame  critico di se stessa, individuare  non  solo  i
propri limiti, ma anche i meccanismi del proprio funzionamento.
     
Giudizi analitici a priori e giudizi sintetici a posteriori.
     
La ragione filosofica e scientifica ha sempre operato attraverso la
formulazione di giudizi, cio ha sempre attribuito un  predicato  a
un  soggetto:  l'uomo  mortale, l'universo  infinito,  Dio    il
Sommo  Bene,  la  somma  di  tre e due   cinque,  un  triangolo  
costituito da tre lati e tre angoli, e via di seguito.
     Ebbene,  non  tutti i giudizi - come insegna anche  la  logica
tradizionale - sono dello stesso tipo.
     Kant  mette  in evidenza che tutti i giudizi dei  razionalisti
sono  riconducibili a un unico modello fondato sul principio logico
di  identit,  per cui il predicato  gi contenuto  implicitamente
nel soggetto.
     
     p 357 .
     
     Quando  noi  affermiamo che "tutti i corpi  sono  estesi"  non
facciamo  altro  che  esplicitare un aspetto - l'estensione  -  gi
presente  nel concetto di corpo. Questo giudizio non ha bisogno  di
nessuna  verifica  sperimentale ed    formulato  al  di  fuori  di
qualsiasi esperienza sensibile:  quindi un giudizio a priori. Come
tutti i giudizi a priori, risulta necessario e universale nel senso
che l'estensione  necessariamente legata al concetto di corpo, che
senza  di  essa  non  sarebbe pi tale,  e  tutti,  universalmente,
pensando un corpo non possono pensarlo che esteso.
     Questo  tipo di giudizio, per, non produce - secondo  Kant  -
alcun  aumento  di conoscenza. Affermando che un triangolo  ha  tre
lati  e  tre angoli non aggiungiamo niente al concetto di triangolo
che  gi  abbiamo  quando  lo  poniamo  come  soggetto  del  nostro
giudizio.  Per  questo  -  dice Kant - si  tratta  di  un  giudizio
analitico:   cio frutto di un'analisi puramente razionale  di  un
concetto,  e,  come  ogni tipo di analisi,  non  pu  assolutamente
aggiungere nulla all'oggetto analizzato.
     I  giudizi degli empiristi sono invece di natura diversa: sono
cio  conseguenza  di  un'esperienza, dunque  a  posteriori;  hanno
predicati  che non sono impliciti nel soggetto. Se diciamo  che  "i
corpi sono pesanti" aggiungiamo qualcosa, la pesantezza, che non  
rintracciabile nel concetto di corpo. Questi giudizi sono  definiti
da  Kant  sintetici. Ma anch'essi - agli occhi di Kant -  hanno  un
limite:  pur  fornendo un aumento di conoscenza, non rispondono  ai
criteri  di  necessit e universalit, essenziali per  un  giudizio
scientifico(8).
     
Giudizi sintetici a priori.
     
L'obiettivo  della  filosofia kantiana  quello di  individuare  la
possibilit  di  formulare un giudizio che abbia le caratteristiche
di  necessit e universalit dell'analitico a priori e che  produca
un  incremento  della  conoscenza come il sintetico  a  posteriori.
Siccome  le  caratteristiche di necessit e universalit  risiedono
nel  carattere a priori del giudizio analitico e l'incremento della
conoscenza  nel  carattere sintetico del giudizio a posteriori,  la
filosofia  deve  mirare  alla costruzione di  giudizi  sintetici  a
priori.
     Kant  pensa  di trovare un modello di questo tipo di  giudizio
nella matematica: l'operazione 7+5=12  di tipo sintetico perch il
risultato-predicato (12) non  gi implicito nei termini 7 e 5,  ma
scaturisce  solo  dalla relazione tra quei due termini  (in  questo
caso  la somma); al tempo stesso si tratta di un giudizio a priori,
poich  vale  indipendentemente dall'esperienza, a  prescindere  da
quali  siano gli oggetti specifici ed empirici cui quei  numeri  si
riferiscono(9).
     
     p 358 .

La ragion pura.
     
Il  carattere  a  priori di un giudizio non pu che  risiedere  nel
soggetto  giudicante,  vale a dire nella  ragione:  e  precisamente
nella  ragion  pura,  cio considerata al  di  fuori  di  qualsiasi
esperienza:  "Da tutto ci scaturisce dunque l'idea di una  scienza
speciale, che si pu chiamare Critica della ragione pura. Poich la
ragione    la  facolt che ci fornisce i princpi a  priori  della
conoscenza. Ragion pura  perci quella che contiene i princpi per
conoscere qualche cosa assolutamente a priori"(10).
     
Pensiero, ragione, intelletto.
     
L'esposizione  della struttura e del contenuto della  prima  grande
opera di Kant, appunto la Critica della ragion pura(11), ha bisogno
di qualche altra precisazione preliminare.
     Quando  Kant parla di pensiero, di ragione o di intelletto  si
riferisce  sempre a una attivit esclusivamente umana,  propria  di
ciascun individuo, rifuggendo quindi ogni dimensione metafisica del
pensiero.   In   questo   egli  accoglie  pienamente   la   lezione
dell'empirismo e dell'illuminismo.
     Inoltre  il  pensiero  (Denken), come attivit  dell'uomo,  si
manifesta in maniera diversificata, perch utilizza facolt diverse
della   mente:  quando  elabora  dati  provenienti  dall'esperienza
sensibile  e  produce una conoscenza di tipo scientifico,  Kant  lo
definisce  come intelletto (Verstand)(12). Ma, siccome    evidente
che  la  nostra  mente pu pensare e pensa "oggetti"  completamente
estranei al mondo della sensibilit(13) - come, ad esempio, Dio  -,
essa  ricorre  per  questo  ad un'altra  sua  facolt,  la  ragione
(Vernunft).  Intelletto  e  ragione, quindi,  per  Kant,  non  sono
sinonimi, ma indicano due diverse funzioni e facolt della mente.
     
     p 359 .
     
Estetica e logica trascendentali.
     
Si  pu cos comprendere la suddivisione della Critica della ragion
pura:  una  parte  dedicata  alla sensibilit  e  alle  sensazioni,
chiamata  da  Kant  estetica trascendentale(14);  un'altra  che  si
occupa   delle   facolt   della  mente,   indicata   come   logica
trascendentale.  All'interno  di  quest'ultima   egli   opera   una
ulteriore    distinzione:   analitica   trascendentale,    relativa
all'attivit  dell'intelletto, cio al modo in cui,  attraverso  la
rielaborazione  dei  dati  sensibili,  si  giunge  alla  conoscenza
scientifica;  dialettica  trascendentale  sul  funzionamento  della
ragione, in relazione alle idee, cio a quei contenuti del pensiero
che prescindono dalle sensazioni.

Estetica trascendentale.
     
La  domanda  cui  Kant si propone di rispondere nella  prima  parte
della Critica della ragion pura : "Quali strumenti sono utilizzati
dal  soggetto  senziente (che percepisce i  dati  sensibili)  nella
sensazione?".
     Ovviamente   i   primi  strumenti  sono  i   sensi,   comunque
inseparabili dall'intelletto(15).
     Nella  prima  parte della Critica della ragion  pura  Kant  si
propone   di   individuare  le  forme  a  priori  della  conoscenza
sensibile.
     In  questa  ricerca  sta la novit assoluta  dell'impostazione
kantiana rispetto al razionalismo e all'empirismo, perch  proprio
nell'analisi della sensazione che si pu individuare un nuovo  tipo
di rapporto tra soggetto e oggetto.
     
     p 360 .
     
Definizioni.
     
Kant  premette  una  serie  di definizioni,  necessarie  perch  il
discorso  sia  chiaro e venga fugata ogni possibilit  di  equivoco
derivante dall'uso delle parole:
     -  sensibilit  (Sinnlichkeit)    la  capacit  (ricettivit)
dell'uomo  di  essere modificato dagli oggetti  con  cui  entra  in
relazione;
     -  intuizione (Anschauung)  il "riferimento immediato" di  un
soggetto  a un oggetto e presuppone l'esistenza dell'oggetto  e  la
modificabilit (sensibilit) del soggetto; l'intuizione riferita  a
un oggetto sensibile  detta intuizione empirica;
     -  concetto (Begriff)  il prodotto dell'intelletto che  pensa
gli oggetti delle intuizioni.
     "Gli   oggetti,   dunque,  ci  sono  dati  per   mezzo   della
sensibilit, ed essa sola ci fornisce intuizioni; ma queste vengono
pensate dall'intelletto e da esso derivano i concetti"(16).
     L'azione  di un oggetto sulla nostra capacit rappresentativa,
cio  sulla  capacit  di  produrre concetti,    detta  sensazione
(Empfindung).
     L'oggetto di una intuizione empirica  il fenomeno(17).
     Nel  fenomeno Kant individua una materia (Materie),  "ci  che
corrisponde   alla   sensazione",  e   una   forma   (Form),   cio
l'"ordinamento   in   determinati  rapporti  del   molteplice   che
costituisce il fenomeno"(18).
     
Le forme pure a priori.

Come  si  vede,  il  materiale che Kant pone sul  tappeto    assai
complesso,  ma  si  pu  dire che esso ruota  intorno  a  un  punto
sostanzialmente chiaro: la conoscenza  il frutto di una  relazione
tra  oggetto  e soggetto, in cui entrambi gli elementi  giocano  un
ruolo  a  un tempo attivo e passivo: l'oggetto  attivo  in  quanto
modifica  la  nostra  sensibilit, ed   passivo  in  quanto  viene
"ordinato"  e  "rappresentato"  dal  soggetto;  quest'ultimo     -
simmetricamente   -  passivo  in  quanto  modificato   dall'oggetto
sensibile, e attivo in quanto dotato della facolt di pensare, cio
di definire e ordinare l'oggetto.
     Quindi   ci   che  noi  conosciamo  attraverso   l'esperienza
sensibile  non  solo non  la cosa in s, bens  nemmeno  l'oggetto
indifferenziato, la "materia" che agisce sulla nostra  sensibilit,
bens   una   rappresentazione(19)  prodotta  dall'intelletto   del
soggetto, che d forma a ci che  percepito dai sensi.
     Per  dare  forma  alla materia del fenomeno l'intelletto  deve
possedere  facolt adatte a questa operazione. Queste facolt  sono
forme  pure  a  priori  insite nell'intelletto  stesso.  L'estetica
trascendentale  lo studio di queste forme.
     
     p 361 .
     
Spazio e tempo.
     
Secondo la tradizione filosofica e scientifica spazio e tempo  sono
realt  o  dimensioni oggettive, esistenti per se  stesse.  Newton,
parlando  di spazio assoluto e di tempo assoluto si era adeguato  a
questa tradizione(20). E' vero che nel pensiero occidentale si  era
manifestata anche una concezione del tempo - ad esempio in Agostino
di  Ippona  -  come fattore soggettivo(21), ma tutta  la  filosofia
moderna,   condizionata  dal  rigore  matematico  del  ragionamento
scientifico,  non  aveva  messo  in  dubbio  la  "quantificabilit"
(misurabilit) dello spazio e del tempo e quindi il loro  carattere
oggettivo.
     Kant  riconduce  spazio e tempo al soggetto e  in  particolare
alla  sensibilit,  facendo  un'ulteriore  precisazione:  l'uomo  
dotato di un senso esterno e di un senso interno.
     Il  senso  esterno (in pratica i cinque sensi) ci  mettono  in
relazione  con il mondo che ci circonda, con i fenomeni;  il  senso
interno    quello  che  ci consente di percepire  noi  stessi  che
percepiamo il mondo esterno (sentire di sentire).
     La  molteplicit dei fenomeni - secondo Kant - si presenta  ai
nostri sensi in maniera disordinata e confusa, non strutturata;  ed
  solo  grazie alla forma spazio, insita nella nostra sensibilit,
che  noi  organizziamo questa molteplicit nel momento  in  cui  la
percepiamo, e possiamo affermare che quella cosa  l  e  questa  
qua.
     Lo  spazio, quindi, ci consente di percepire le cose  distinte
una  dall'altra,  ma  -  a ben osservare - ci  rendiamo  conto  che
l'ordine delle sensazioni non  solo spaziale: noi percepiamo prima
quella cosa e dopo questa, o viceversa. Anche questo tipo di ordine
non   nelle cose, ma in noi, ed  attivato dalla forma tempo,  che
non  agisce  tanto verso l'esterno quanto verso il nostro  sentire,
collocando le sensazioni in un ordine cronologico.
     Spazio e tempo sono i primi strumenti che il soggetto utilizza
nella  sua  opera  di  architetto per  costruire  l'edificio  della
conoscenza, utilizzando la materia informe e indeterminata  che  si
presenta ai sensi.
     Questa  dunque una rivoluzione "copernicana", una rivoluzione
che   infligge   un  duro  colpo  alla  mentalit   scientifica   e
illuministica:  nell'universo che ci circonda  e  di  cui  facciamo
parte  non ci sono leggi oggettive; il mondo non  un libro scritto
da Dio in termini matematici e in nessun'altra lingua, o almeno non
 scritto in un linguaggio e secondo leggi accessibili alla ragione
umana.  Le  uniche leggi che possiamo ritrovare nel mondo  sono  le
nostre, le leggi in base alle quali noi lo ordiniamo.

Logica trascendentale: analitica.
     
Le  sensazioni, ordinate spazialmente e temporalmente dal soggetto,
non  costituiscono ancora un giudizio; per diventarlo,  le  diverse
intuizioni   sensibili   (o   rappresentazioni),   devono    essere
ulteriormente

p 362 .

strutturate  e  organizzate in proposizioni,  cio  in  soggetto  e
predicato, che a loro volta possono essere collegate tra loro in un
vero e proprio discorso.
     Ovviamente,  alla  luce  di  quanto  detto  fin  qui,   questa
struttura  non    certamente  nelle  cose,  ma    il  frutto   di
un'ulteriore attivit del soggetto conoscente e - in questo caso  -
dell'intelletto,  che, come la sensibilit, deve essere  dotato  di
forme pure adatte a questo scopo.
     Un'analisi dell'intelletto - afferma Kant - e delle sue  forme
a  priori  non pu avvenire in maniera astratta, ma deve  scaturire
dall'osservazione, pi o meno prolungata e pi o  meno  penetrante,
dell'attivit  dell'intelletto stesso,  cio  della  produzione  di
concetti e giudizi(22). La conoscenza dell'intelletto, infatti,  "
una conoscenza per concetti: non intuitiva, ma discorsiva"(23).
     
I diversi tipi di giudizio.
     
Kant propone una classificazione dei giudizi "sotto quattro titoli"
che  non  si  differenzia di molto - come afferma lui stesso  -  da
quella della logica tradizionale:
     - rispetto alla quantit i giudizi possono essere: Universali,
Particolari, Singolari;
     -   rispetto  alla  qualit  si  hanno  giudizi:  Affermativi,
Negativi, Infiniti;
     -   dal  punto  di  vista  della  relazione  i  giudizi  sono:
Categorici, Ipotetici, Disgiuntivi;
     -  in  relazione alla modalit ci sono giudizi:  Problematici,
Assertori, Apodittici(24).
     
La sintesi e le categorie.
     
L'intelletto organizza e unifica le rappresentazioni fornite  dalla
sensibilit   attraverso  un'attivit  che  Kant   chiama   sintesi
(Synthesis): "Intendo per sintesi, nel senso pi generale di questa
parola, l'atto di unire diverse rappresentazioni, e comprendere  la
loro molteplicit in una conoscenza"(25).
     Le  forme  pure  (in questo caso, trattandosi dell'intelletto,
concetti  puri)  usate  per  compiere  questa  operazione  sono  le
categorie,  cio "funzioni logiche" che danno vita ai diversi  tipi
di  giudizio. Ad esempio, per poter mettere in relazione  tra  loro
due   rappresentazioni,  dobbiamo  necessariamente   possedere   il
concetto  puro di relazione, un concetto che non deriva da  nessuna
particolare  esperienza e nemmeno dall'esperienza in  generale,  ma
che si trova a priori nell'intelletto.
     Le  categorie,  pertanto, devono essere tante quante  sono  le
possibili forme di giudizio. Ricalcando l'elenco dei giudizi,  Kant
suddivide le categorie nel modo seguente:
     - quantit: Unit, Pluralit, Totalit;
     - qualit: Realt, Negazione, Limitazione;
     
     p 363 .
     
     -  relazione: Inerenza e sussistenza (substantia et accidens),
Causalit    e   dipendenza   (causa   ed   effetto),   Reciprocit
[Gemeinschaft] (azione reciproca fra agente e paziente);
     -  modalit: Possibilit-impossibilit, Esistenza-inesistenza,
Necessit-contingenza(26).
     Non    difficile cogliere la somiglianza con le categorie  di
Aristotele(27),  ma  - come osserva lo stesso Kant  -  non  possono
sfuggire le differenze: prima fra tutte la mancanza, in Aristotele,
di  un principio di ricerca, per cui egli raccolse le categorie  in
maniera  affrettata,  cos  come gli si  presentavano.  Inoltre  il
filosofo  greco aveva messo accanto a concetti puri veri  e  propri
altri   concetti  che,  come  azione  e  passione,  sono  "concetti
derivati"(28).
     Ma  soprattutto  inaccettabile per Kant l'identit  esistente
secondo  Aristotele  fra  struttura della realt  e  struttura  del
pensiero,  per  cui  le  categorie sono, ad  un  tempo,  leggi  del
pensiero e leggi delle cose (leges mentis et leges entis); per Kant
le categorie sono esclusivamente leggi del pensiero (leges mentis).
     Per  chiarire  questo  punto,  Kant  affronta  la  "croce  dei
metafisici" (crux metaphysicorum) - come egli stesso la  chiama  -:
il concetto di causa. Il punto di partenza  la riflessione critica
di Hume(29).
     Una  connessione tra due fenomeni, quale quella espressa dalla
frase  "se un corpo  illuminato abbastanza a lungo dal Sole,  esso
diventa  caldo", non  assolutamente necessaria e  non  esprime  il
concetto  di  causa:  essa   soltanto una "connessione  soggettiva
delle percezioni".
     Se  noi affermiamo invece che "il Sole , con la sua luce,  la
causa del calore", noi descriviamo la stessa esperienza, dandole un
carattere  di  necessit,  di  legge  valida  per  ogni  esperienza
possibile.  Ma anche da questa formulazione non emerge il  concetto
di  causa come inerente a un qualsiasi fenomeno (in questo caso  il
Sole);   il   concetto  di  causa  appare  qui  come  "pura   forma
dell'esperienza", come "unione sintetica" operata dal soggetto(30).
Non  si  tratta di una regola ricavata dall'esperienza,  perch  "i
fenomeni  ci danno, s, casi, da cui  possibile trarre una  regola
secondo  la  quale qualche cosa suole accadere, ma non possono  mai
assicurarci che il conseguente sia necessario"(31).
     Un  qualsiasi  giudizio che si presenti con le caratteristiche
della  necessit e della universalit, come i giudizi che esprimono
il principio di causa ed effetto,  tale perch il suo "oggetto" lo
rende  tale,  oppure  perch   la forma  del  giudizio  che  rende
universale  e necessario il proprio "oggetto". Nel nostro  esempio,
se  il  concetto di causa fosse insito nel Sole e quello di effetto
nel  calore,  il  giudizio trarrebbe da ci  il  proprio  carattere
necessario e universale; ma siccome - come ha ben dimostrato Hume -
questo  non    possibile, bisogna ritenere che sia  la  forma  del
giudizio, cio la capacit sintetica dell'intelletto, a conferirgli
quei caratteri.
     
     p 364 .
     
     Le categorie hanno fondamento nella "relazione dell'intelletto
con  l'esperienza, ma non cos che esse traggono la propria origine
dall'esperienza, ma che l'esperienza la tragga da esse; connessione
del  tutto  rovesciata  che  Hume  non  si  lasci  mai  venire  in
mente"(32).
     Ricordiamo  ancora  una  volta  che  questo    il   carattere
trascendentale   delle  categorie  e  dell'intera  conoscenza.   Le
categorie,  pur  essendo  a  priori,  servono  all'intelletto  solo
nell'esperienza;  solo  dalla  relazione  dell'intelletto  con   la
"materia"   dei  fenomeni  percepiti  dai  sensi    possibile   la
conoscenza(33).
     Pensare  e  conoscere, quindi, non sono  la  stessa  cosa.  Su
questo  punto Kant ha scritto una pagina molto chiara: "Pensare  un
oggetto  e  conoscere un oggetto non  dunque la  stessa  cosa.  La
conoscenza comprende due punti: in primo luogo, un concetto per cui
in generale l'oggetto  pensato (la categoria), e, in secondo luogo
l'intuizione, onde esso  dato; giacch se al concetto non  potesse
esser  data  un'intuizione  corrispondente,  esso,  per  la  forma,
sarebbe  un pensiero, ma senza alcun oggetto, e per mezzo  di  esso
non  sarebbe  per niente possibile la conoscenza di  una  qualsiasi
cosa; poich, per quanto io ne sapessi, non vi sarebbe, n potrebbe
esservi alcunch, a cui applicare il mio pensiero"(34).
     
L'io penso e l'appercezione.
     
Il lungo e faticoso viaggio di Kant all'interno dell'intelletto non
 ancora terminato.
     Il  giudizio  -  lo abbiamo visto pi volte -    il  prodotto
dell'attivit di sintesi dell'intelletto, che unifica  mediante  le
categorie la molteplicit insita nei fenomeni.
     Questo lavoro di unificazione (coniunctio) presuppone un'altra
forma a priori che presiede a questa attivit dell'intelletto: essa
non  pu  essere la categoria dell'unit perch "tutte le categorie
si  fondano  su funzioni logiche dei giudizi, ma in  questi  gi  
pensata  l'unione, e perci l'unit dei concetti dati. La categoria
dunque  presuppone  gi  l'unificazione.  Dobbiamo  dunque  cercare
ancora  pi  in  alto  l'unit, cercarla in  ci  che  contiene  il
fondamento  stesso dell'unit dei diversi concetti nei  giudizi,  e
perci  della  possibilit dell'intelletto,  perfino  nel  suo  uso
logico"(35).
     In  altre  parole,  la categoria dell'unit  mi  serve,  nella
formulazione di un giudizio, per collegare tra loro due concetti (e
attraverso  di  essi  due  oggetti) che io  rappresento  uniti;  ma
attraverso che cosa -
     
     p 365 .
     
     si  domanda  Kant  - posso unificare in un giudizio  tutte  le
relazioni fra concetti, inclusa quella di unit? Quando un giudizio
raggruppa pi proposizioni, ad esempio quando dico: l'unione di A e
B produce C, il quale  maggiore sia di A sia di B, in base a quale
principio  il  mio intelletto unisce e tiene unite  queste  diverse
proposizioni?
     Cercando "pi in alto", Kant trova l'io penso (Ich denke).
     Kant  riprende  anche un termine (e un concetto)  leibniziano:
appercezione (Apperzeption), che, come si ricorder(36),  significa
"percezione consapevole", "consapevolezza di percepire da parte del
soggetto". L'appercezione trascendentale, che porta alla  coscienza
di  se  stesso,    rappresentazione dell'io(37). Essa  si  esprime
nell'io  penso.  L'io  penso    l'unit  sintetica,  originaria  e
consapevole  di  tutte le rappresentazioni;   il  Sole  del  nuovo
universo copernicano di Kant.
     
Il soggetto  ciascun uomo.
     
Kant    riuscito  a  sviluppare la  sua  teoria  della  conoscenza
mettendo ai margini il discorso sull'oggetto: una volta individuata
la differenza tra noumeno e fenomeno, e definite le caratteristiche
di   quest'ultimo   (infatti  il  noumeno  -   si   ricordi   -   
inconoscibile),   tutta  la  ricerca    spostata   sul   soggetto.
L'oggetto, ovviamente,  ineliminabile: anzi, se si provasse a  non
tenerlo  presente qualsiasi discorso sulla conoscenza  diventerebbe
fantasticheria;  vogliamo  semplicemente  dire  che  l'oggetto   si
presenta  sempre in maniera indeterminata - perch tale  per  Kant
-: materia informe, disordinata e destrutturata.
     Il  soggetto,  invece,   analizzato  con  scrupolo,  fin  nei
dettagli  delle  sue molteplici facolt, perch  lui  l'architetto
che  rappresenta  - e, mentre rappresenta, costruisce  -  il  mondo
della natura imponendogli le sue proprie leggi.
     Il soggetto e l'intelletto di cui parla Kant sono senza dubbio
realt  metafisiche,  cio  qualitativamente  diverse  dagli   enti
materiali e non determinate da essi (pure), ma con essi in costante
e ineliminabile relazione.
     Il  soggetto  non  un dio, n divino  il suo intelletto;  il
soggetto  non  nemmeno uno, ma  moltiplicato per il numero  degli
uomini  che  hanno popolato, popolano e popoleranno  questa  Terra.
L'affermazione  del  pi  radicale  soggettivismo  coincide  -  nel
sistema  kantiano  - con la certezza di aver trovato  il  principio
della  Verit  indubitabile, necessaria e universale: esso  risiede
nell'universalit  e  necessit delle forme  pure  a  priori  della
sensibilit  e  dell'intelletto. Ciascun  uomo    riconducibile  a
l'uomo,  perch  tutti gli uomini percepiscono i  fenomeni  con  le
stesse modalit, spazializzandoli e temporizzandoli; pensano  nello
stesso modo perch usano le medesime categorie; riconoscono i  loro
simili uguali a s grazie alla consapevolezza del proprio io.
     
     p 366 .
     
Lo schematismo trascendentale.
     
Perch  il  quadro  del processo conoscitivo sia  completo  restano
ancora alcuni particolari da chiarire.
     Innanzitutto  il modo in cui i concetti entrano  in  relazione
con  i  dati  dell'esperienza sensibile, cio come ciascun  oggetto
viene  ricondotto  a  un concetto; ad esempio come  colleghiamo  la
visione  di  un piatto al concetto di circonferenza. Kant  sostiene
che - nel caso del piatto - ci avviene per l'omogeneit tra le due
rappresentazioni: la rotondit del piatto, oggetto  dell'intuizione
sensibile,  omogenea al concetto puro geometrico di circonferenza,
pensato   dall'intelletto(38).  Ma  "i  concetti  puri  [categorie]
dell'intelletto,   paragonati  alle  intuizioni   empiriche   (anzi
sensibili,  in  generale) sono del tutto eterogenei e  non  possono
trovarsi  mai  in  una qualsiasi intuizione"(39). Di  solito  nelle
scienze  particolari (come, ad esempio, la geometria)  il  problema
non  si  pone  perch  "i  concetti onde  l'oggetto    pensato  in
generale,  non  sono  cos  diversi  da  quelli  che  rappresentano
l'oggetto in concreto"(40).
     Ma  tra categorie e fenomeno - osserva Kant - " chiaro che ci
ha  da essere un terzo termine, il quale deve essere omogeneo da un
lato  con  la categoria e dall'altro con il fenomeno, e  che  rende
possibile l'applicazione di quella a questo"(41).
     Questo  terzo termine, "rappresentazione intermediaria",  deve
essere "puro" (senza niente di empirico), e deve essere "da un lato
intellettuale,  dall'altro sensibile"(42).  Kant  definisce  questo
intermediario "schema trascendentale".
     Lo  schema non  una rappresentazione in senso stretto, quanto
un  metodo  per costruire le rappresentazioni. Vediamo  un  esempio
proposto  dallo  stesso Kant: se io pongo cinque punti  uno  dietro
l'altro  (),  ho un'immagine sensibile del numero  cinque;  se
penso  un  numero in generale, che pu essere cinque,  o  cento,  o
mille,  non  ho  un'immagine  vera  e  propria,  ma  piuttosto  "la
rappresentazione  di un metodo" per rappresentare la  molteplicit.
In   altre   parole,  quando  penso  il  numero  mille   non   vedo
assolutamente  davanti a me mille punti uno dietro l'altro  (se  li
vedessi,   del   resto,   sarebbe  molto  difficile   identificarli
immediatamente  come  mille),  ma  so  che  a  quel  mio   pensiero
corrisponde esattamente il raggruppamento di mille punti uno dietro
l'altro(43).
     Lo  schema  di  un  concetto    "la  rappresentazione  di  un
procedimento generale onde l'immaginazione [cio la nostra  facolt
di produrre immagini] porge ad esso concetto la sua immagine". Kant
-  che  di  norma  parco di esempi - evidentemente si rende  conto
della   difficolt   di  chiarire  il  significato   dello   schema
trascendentale e torna ad esemplificare: "Al concetto di  triangolo
in  generale  nessuna immagine di esso sarebbe mai  adeguata.  Essa
infatti  non  adeguerebbe quella generalit del concetto,  per  cui
esso  vale tanto per il rettangolo quanto per l'isoscele, eccetera;
ma resterebbe sempre limitata solo ad una parte di questa sfera. Lo
schema del triangolo non pu esistere
     
     p 367 .
     
     mai  altrove  che nel pensiero, e significa una  regola  della
sintesi   della   immaginazione  rispetto  a  figure   pure   nello
spazio"(44).
     Il problema di fondo, per, non  ancora risolto: i numeri e i
triangoli  sono come i piatti e le circonferenze; l'omogeneit  tra
la  rappresentazione sensibile e il concetto  abbastanza evidente.
E'  chiaro  comunque che lo "schema"  un metodo, un  procedimento.
Ora, se guardiamo alle categorie che entrano in rapporto con i dati
dell'esperienza, ci rendiamo conto che esse (nella loro globalit e
ciascuna   per  s)  operano  nel  tempo:  la  sintesi  conoscitiva
dell'intelletto  passa  attraverso la  temporalizzazione  dei  dati
dell'esperienza. Il tempo - come abbiamo visto -  non  solo    una
forma a priori della sensibilit, ma  la forma che corrisponde  al
senso  interno.  Il  tempo  la faccia intellettuale  dello  schema
trascendentale, il lato in cui  individuabile l'omogeneit con  le
categorie.  Ogni categoria ha - secondo Kant - un  suo  schema;  in
ciascuno  schema, comunque, una funzione fondamentale  svolta  dal
tempo:  "Gli  schemi  quindi non sono altro  che  determinazioni  a
priori  del  tempo secondo regole, e queste si riferiscono  secondo
l'ordine delle categorie alla serie del tempo, al suo contenuto, al
suo  ordine e finalmente all'insieme del tempo rispetto a tutti gli
oggetti possibili"(45).
     Dopo  avere  abusato  della pazienza del  lettore  che  ci  ha
seguiti  nel  labirinto  degli schemi trascendentali  -  e  con  la
convinzione di essere stati una pessima guida - vogliamo  consolare
lui e noi con una frase che Kant ha scritto forse per consolare  se
stesso e i suoi lettori: "Questo schematismo del nostro intelletto,
rispetto  ai fenomeni e alla loro semplice forma,  un'arte  celata
nel   profondo   dell'anima  umana,  il  cui  vero   maneggio   noi
difficilmente strapperemo mai alla natura per esporlo scopertamente
innanzi agli occhi"(46).
     
Leggi dell'intelletto e leggi della natura.
     
A  questo punto il quadro sembra completo: l'intelletto, attraverso
un   procedimento  assai  complesso,  riesce  a  costruire  giudizi
sintetici a priori. Le rappresentazioni contenute in questi giudizi
sono  la  descrizione (cio la conoscenza) del mondo dei  fenomeni,
secondo leggi universali e necessarie.
     Le  leggi che regolano la formulazione dei giudizi sono  leggi
dell'intelletto,  da quest'ultimo trasferite (addirittura  imposte)
al mondo fenomenico, alla natura intesa come materia priva di forma
e   di  struttura.  Le  leggi  dell'intelletto,  dal  momento   che
organizzano e strutturano la natura, diventano leggi della natura.
     
     p 368 .
     
     E' lecito domandarsi - lo riconosce anche Kant - perch mai la
natura   debba   regolarsi   su   leggi   che   le   sono   imposte
aprioristicamente dall'esterno(47).
     La  risposta anche a questa domanda sta nella distinzione  tra
fenomeno  e cosa in s. "Alle cose in s - osserva Kant -  le  loro
leggi   spetterebbero  necessariamente  anche  all'infuori  di   un
intelletto che le conosca. Ma i fenomeni sono solo rappresentazioni
di  cose, le quali rimangono ignote per quel che possono essere  in
se stesse"(48).
     I  fenomeni  non possono avere leggi proprie per  il  semplice
motivo  che  essi  non  esistono in s; i  fenomeni  esistono  solo
relativamente   al   soggetto  dotato  di  sensi   ed   intelletto.
L'intelletto, imponendo le proprie leggi alla natura, la  trasforma
da  natura  materialiter spectata ("natura vista come materia")  in
natura  formaliter  spectata ("natura vista come  ordinata  secondo
leggi")(49).
     La  rilevanza di queste osservazioni di Kant, che sintetizzano
la  sua  teoria della conoscenza,  grandissima: con esse entra  in
crisi  tutto  il realismo della scienza moderna. Di solito,  quando
parliamo  di  "leggi di Keplero" o di "legge di Newton"  intendiamo
riferirci  a  leggi  della  natura, in questo  caso  a  quelle  che
regolano  le  orbite dei pianeti intorno al Sole e a  quella  della
gravitazione  universale.Alla  luce  della  riflessione   kantiana,
invece,  dobbiamo pensare che esse sono letteralmente di Keplero  e
di  Newton, da questi imposte alla natura materialiter spectata, al
mondo  dei  fenomeni.  Dal momento che l'intelletto  di  Keplero  e
quello   di  Newton  operano  secondo  le  modalit  universali   e
necessarie  dell'intelletto umano, i loro studi, le loro  ricerche,
le  loro  scoperte  e le loro conoscenze sono diventate  parte  del
patrimonio comune della conoscenza umana.

Logica trascendentale: dialettica.
     
Pensare  non  la stessa cosa che conoscere. Ci vuol dire  che  si
pu  pensare anche l'inconoscibile. Questo Kant lo ha chiarito  sin
dall'inizio,  quando ha definito la cosa in s come  noumeno  (cio
"pensabile").
     La  ragione, al di l delle facolt dell'intelletto  descritte
nell'Analitica  trascendentale,    quindi  in  grado  di   pensare
concetti   puri  che  non  hanno  alcuna  relazione  con   i   dati
dell'esperienza.  Inoltre  questa  attivit  della  ragione  non  
assolutamente   utilizzabile   nella   formulazione   dei   giudizi
sintetici, cio nella conoscenza dei fenomeni.
     Kant chiama idee (Ideen) i concetti puri della ragione.
     "La  distinzione  delle  idee, cio dei  concetti  puri  della
ragione, dalle categorie o concetti puri dell'intelletto, in quanto
conoscenze  di tutt'altra specie, origine ed uso,  una parte  cos
importante per la fondazione di una scienza che contenga il sistema
di tutte queste conoscenze a priori, che senza una tale separazione
una  metafisica    assolutamente impossibile o tutt'al  pi    un
tentativo, irregolare e
     
     p 369 .
     
     acciabattato, di mettere insieme un castello di  carta,  senza
conoscere i materiali dei quali ci si occupa, e la loro sufficienza
per questo o quello scopo"(50).
     In  questa  distinzione  sta  uno dei  meriti  maggiori  della
critica kantiana alla metafisica tradizionale, un merito di cui  lo
stesso  Kant  pienamente consapevole: "Se la critica della  ragion
pura  non  avesse fatto altro che questo, cio porre per  la  prima
volta  dinanzi agli occhi questa distinzione, avrebbe gi  con  ci
apportato, a chiarimento del nostro concetto di metafisica e  della
nostra  condotta nella indagine del campo metafisico, ben  pi  che
tutti   gli   sterili  sforzi,  che,  per  risolvere   i   problemi
trascendenti  della ragion pura, si sono sempre finora  intrapresi,
senza  mai  supporre  che ci si trovasse in  tutt'altro  campo  che
quello  dell'intelletto,  sforzi nei quali  si  affilavano  insieme
concetti  dell'intelletto e della ragione, proprio come se  fossero
della stessa specie"(51).
     Kant   ritiene  di  aver  fatto  finalmente  giustizia   dello
scetticismo  che deriva dall'empirismo, del materialismo  che  nega
ogni   dimensione  metafisica,  ma  soprattutto  del   razionalismo
(compreso quello illuminista) che pone sullo stesso piano  discorso
scientifico e, ad esempio, discorso teologico. Si pensi  ancora  al
principio  di causa ed effetto: negato da Hume,  uno dei  princpi
fondamentali  della  scienza moderna, ma    anche  recuperato  dai
deisti, che non esitano a parlare di Dio come "causa", "autore"  di
tutto quanto esiste, e, in primo luogo, del mondo sensibile. Questo
  un tipico caso di confusione di campi: il concetto di causa che,
in  quanto  categoria dell'intelletto,  applicabile all'esperienza
sensibile,  non pu assolutamente essere utilizzato in un  discorso
su Dio.
     
Le idee della ragion pura.
     
Al  di  fuori  di  ogni rapporto con l'esperienza sensibile  non  
possibile  la  conoscenza;  pertanto  quando  la  ragione  si  deve
confrontare  con  le proprie idee (noumeni) non pu  pretendere  di
conoscere senza trovarsi avvolta in contraddizioni insolubili, come
si  trovata in contraddizione la metafisica che ha voluto studiare
l'Essere che trascende l'esperienza.
     Kant  chiama  questa  metafisica metaphysica  specialis  e  la
suddivide  in  psicologia, cosmologia e teologia, che  si  occupano
rispettivamente  dell'idea  dell'anima,  dell'idea  del   mondo   e
dell'idea di Dio.
     Il  risultato  di  un tale tipo di ricerca    un  insieme  di
ragionamenti     errati    (paralogismi),    di    contrapposizioni
irrisolvibili (antinomie), di prove dell'esistenza di Dio  che  non
hanno alcun valore di prova.
     
L'anima.
     
Nell'Analitica trascendentale Kant ha posto l'io penso come facolt
dell'intelletto  in  grado  di  unificare  il  ragionamento  e   la
conoscenza.  L'io  penso    quindi  trascendentale,  riceve   cio
esistenza  e realt autonoma solo dalle condizioni che  lo  rendono
operante, vale a dire dall'esperienza. Anche se

p 370 .

consideriamo  l'io  penso  come  autocoscienza  (appercezione),  il
soggetto    consapevole di pensare solo nell'atto  di  pensare  un
oggetto.  L'idea  di  anima, come realt  individuale,  autonoma  e
separata   dal   corpo   (e   quindi  dalla   sensibilit),   nasce
dall'attribuzione  all'io penso delle caratteristiche  di  sostanza
(spirituale e in grado di sopravvivere alla morte del corpo).
     Ammettiamo  pure  -  osserva  Kant  -  che  si  possa  parlare
dell'anima  (io  penso)  come sostanza, in  quanto  oggetto  di  un
pensiero (io penso me pensante): dovremmo sempre dimostrare la  sua
permanenza,  cio  la sua immortalit; la dimostrazione  presuppone
un'esperienza  possibile:  "Ora la condizione  soggettiva  di  ogni
nostra  esperienza  possibile  la vita:  conseguentemente  si  pu
concludere   soltanto  alla  permanenza  dell'anima   nella   vita,
dappoich  la  morte  dell'uomo  la fine di ogni  esperienza,  per
quanto  riguarda  l'anima come oggetto della  medesima  esperienza,
fino a che non sia dimostrato il contrario, che  proprio ci che 
in quistione"(52).
     E  in ogni caso questo ragionamento sull'anima  oggetto della
psicologia  empirica,  cio basata sull'esperienza;  la  psicologia
razionale,  che  ha come oggetto esclusivamente  l'idea  di  anima,
dell'anima  come  cosa  in  s, presume  di  essere  scienza  senza
esserlo. Della cosa in s - ripetiamolo ancora una volta - non  pu
esistere  scienza: dire che l'anima  immortale e dire che  essa  
mortale hanno lo stesso valore conoscitivo, cio nessuno.
     
Il mondo.
     
La  cosmologia razionale, cio lo studio del cosmo condotto non  su
basi  empiriche, ma secondo puri concetti della ragione  (idee),  
un'altra  scienza  "presunta": essa infatti pretende  di  dare  una
conoscenza  assoluta dell'intero universo, cio della totalit  dei
suoi fenomeni.
     E'  vero  che  i  fenomeni dell'universo  sono  osservabili  e
oggetto dell'esperienza, ma le costruzioni cosmologiche, sia quelle
di tipo matematico sia quelle di tipo fisico (dinamico), propongono
un  modello  (Kant dice "un oggetto") che "non pu mai  esser  dato
adeguatamente in un'esperienza quale che sia"(53).
     Le varie teorie cosmologiche possono essere riunite in quattro
gruppi:
     "1.  Il mondo ha un cominciamento (limite) secondo il tempo  e
secondo lo spazio"
     "2. Tutto nel mondo consta dal semplice"
     "3. Vi sono nel mondo delle cause con libert"
     "4.  Nella  serie  delle cause cosmiche vi  un  certo  essere
necessario".
     Queste  quattro  tesi,  singolarmente  considerate,  non  sono
contraddittorie  e  non  possono essere confutate  dall'esperienza.
Anzi,  Kant  procede  alla  loro dimostrazione,  ma  parallelamente
sostiene che sono altrettanto non contraddittorie e dimostrabili le
quattro antitesi che negano quelle tesi:
     "1. Il mondo  infinito secondo il tempo e secondo lo spazio"
     "2.  [Nel  mondo] non vi  niente di semplice, tutto invece  
composto"
     
     p 371 .
     
     "3. [Nel mondo] non vi  libert, tutto invece  natura"
     "4. In quella serie [delle cause cosmiche] non vi  niente  di
necessario, tutto  contingente"(54).
     La  coppia  di  tesi e antitesi - dice Kant - costituisce  una
antinomia,  cio l'insieme di due proposizioni che  possono  essere
entrambe vere o entrambe false. E siccome anche in questo caso  non
si  pu  ricorrere all'esperienza, che  l'unico criterio di verit
scientifica, anche la cosmologia non  una scienza.
     
Dio.
     
L'idea  di  anima e l'idea di mondo nascono in qualche modo  da  un
rapporto  con  l'esperienza  (del  proprio  io  pensante  e   della
moltitudine dei fenomeni del cosmo), e si configurano come idee nel
momento in cui la ragione pretende di trascendere l'esperienza e di
pensare l'anima come immortale e il mondo come totalit assoluta.
     Molto  pi evidente - osserva Kant -  il carattere  di  idea,
quando  la  ragione pensa Dio: in questo caso essa  si  stacca  del
tutto dall'esperienza e, "partendo soltanto da concetti di ci  che
costituirebbe  l'assoluta compiutezza di una cosa  in  generale,  e
quindi per mezzo dell'idea di un Essere primo perfettissimo, scende
alla determinazione della possibilit e anche della realt di tutte
le altre cose"(55).
     Il  rovesciamento operato dalla teologia - conclude Kant  -  
evidente:  essa ritiene "condizioni oggettive delle cose stesse  le
condizioni soggettive del nostro pensiero", ritiene "un  dogma  ci
che      un'ipotesi   necessaria  all'appagamento   della   nostra
ragione"(56).
     Come si vede, Kant riconosce alla ragione umana un bisogno  di
Dio,  per cui  comprensibile e lecito che essa formuli ipotesi  su
Dio  per appagare questo suo bisogno; non  invece accettabile  che
l'ipotesi venga assunta come fondamento dell'esistenza di tutte  le
cose,  perch questo vorrebbe dire trasformare in dogma il prodotto
di  un  desiderio. "Se ci  permesso, per non lasciare nessun vuoto
nella   nostra  ragione,  riempire  questa  lacuna  della  completa
determinazione mediante la semplice idea della somma  perfezione  e
della  originaria  necessit, questo pu bens esser  concesso  per
favore,  ma  non  si  pu  domandarlo  per  diritto  di  una  prova
incontrastabile"(57).
     Ancora  una volta, pensare non  la stessa cosa che conoscere:
se    chiara  e  tenuta ferma questa distinzione, nessun  pensiero
(idea)  precluso alla ragione umana.
     
     p 372 .
     
     Siccome la teologia ha preteso di produrre una serie di  prove
dell'esistenza di un Essere necessario - cio di dare a  se  stessa
un fondamento scientifico - Kant si sente in dovere di analizzare e
confutare queste prove.
     Egli  lo  fa  nel  terzo  capitolo  del  secondo  libro  della
Dialettica  trascendentale. Non stiamo qui  a  riportare  tutte  le
argomentazioni di Kant, ma vogliamo esporre brevemente quanto  egli
sostiene  nella  sezione settimo, dedicata  alla  Critica  di  ogni
teologia fondata su princpi speculativi della ragione.
     In  queste pagine Kant presenta la sua celebre distinzione fra
deismo  e  teismo.  Per i deisti - come  noto(58)  -    possibile
"conoscere  con  la  semplice  ragione  l'esistenza  di  un  Essere
originario  [...] che ha ogni realt, ma che non si pu determinare
di  pi"; i teisti, invece, affermano "che la ragione  in grado di
determinare  di  pi l'oggetto secondo l'analogia  con  la  natura,
ossia [definiscono Dio] come un essere che per intelletto e libert
contenga  in  s  il primo principio di tutte le  altre  cose".  In
estrema  sintesi,  il deista pensa Dio solo come  causa  del  mondo
(senza  dire se mediante la necessit della sua natura, o  mediante
la libert); il teista lo pensa come creatore del mondo(59).
     Questo  uso della ragione non pu produrre conoscenza.  Se  la
ragione dovesse condurci alla conoscenza di Dio attraverso la legge
empirica  della  causalit,  anche  Dio  dovrebbe  rientrare  nella
"catena  degli  oggetti dell'esperienza": se invece nel  mondo  dei
fenomeni  riconosciamo una serie di cause ed  effetti,  per  cui  A
deriva  da  B, B da C, e cos via di fenomeno empirico in  fenomeno
empirico,   allora arbitrario operare un salto per cui, all'inizio
della  catena,  dovremmo trovare una causa che non    un  fenomeno
empirico(60).

L'architettonica della ragion pura.
     
La  ragione  con le sue idee, avviluppata com' nei  paralogismi  e
nelle  antinomie, sembrerebbe, a questo punto, svolgere sul terreno
della  conoscenza  solo una funzione negativa. In realt  l'analisi
fin  qui  svolta da Kant evidenzia come la conoscenza dei  princpi
della  ragione  consenta di evitare gran parte degli  errori  della
metafisica  tradizionale.  Solo  l'intelletto,  nel  suo   costante
rapporto  con  l'esperienza sensibile,  in grado  di  "legiferare"
rispetto alla realt esterna al soggetto, cio di dettare  ad  essa
le   proprie   leggi  e  conseguentemente  di  organizzarla   nelle
rappresentazioni sintetiche che costituiscono la conoscenza.
     Questa analisi ha quindi il merito di sgombrare il campo della
conoscenza  dagli oggetti della "speculazione" che  spesso  l'hanno
occupato (psicologia, cosmologia, teologia).
     Incapace  di  "legiferare" rispetto  alla  conoscenza,  e,  in
qualche  modo, liberata da questo compito, la ragione pu avere  un
suo  proprio campo d'azione, al cui interno sviluppare una  facolt
che le  propria (e che non appartiene, invece, all'intelletto): la
facolt di desiderare.
     Kant  dedica  a questa attivit della ragione la  sua  seconda
grande  opera,  la Critica della ragion pratica, ma  a  conclusione
della  Critica  della  ragion  pura  mette  in  guardia  contro  un
procedere per
     
     p 373 .
     
     settori, frammentati e non comunicanti tra loro. Il pensiero e
la  mente  dell'uomo  sono  una realt  unica,  anche  se  operante
attraverso  una  serie  articolata di facolt  e  strumenti,  ed  
necessario che questa unicit sia riconosciuta dalla filosofia. Per
questo la filosofia deve ricostruirsi come sistema: la filosofia  
"il  sistema  di ogni conoscenza filosofica"(61). Abbiamo  fin  qui
concentrato  l'attenzione sulla conoscenza  della  realt  naturale
(conoscenza  scientifica); resta da considerare l'analisi  kantiana
della  libert  e  della  morale; a fini di chiarezza,  essa  viene
affrontata   (anche  da  Kant)  in  maniera  separata,   ma   senza
dimenticare  che  tutto deve essere considerato all'interno  di  un
unico sistema(62).
